Una battaglia al ribasso che conosco e alla quale non voglio prendere parte. 27 Luglio 2017 – Pubblicato in: Fashion, Funky Projects, LaBag and co., varie

Se mi segui anche sui social networks avrai notato che sono meno presente.
Ho disattivato le notifiche. Guardo ovviamente tutto almeno una volta al giorno per essere sicura di rispondere ad eventuali necessità ma…
Ho bisogno di staccare: nutrire la mente e focalizzare su quel che sarà leggendo libri, guardandomi attorno, passeggiando e semplicemente vivendo.

 

Proprio questo week end ho fatto una cosa da spiaggia.
Ok ero in piscina ma tant’è: ho comprato un paio di riviste da leggere sotto il sole.
Mi sono imbattuta in ben due articoli su moda e sostenibilità.

E ci sono rimasta male.

Non facciamo forse tutti parte del pianeta Terra?

Mi spiego meglio. Negli articoli si parla moltissimo di processi industriali, di materiali di riciclo, più in generale, di impatto ambientale.

sfruttamento del lavoro

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Nel 2017, con nuovi strumenti a disposizione, è giusto tentare di produrre con un impatto ambientale sempre minore.
Per questo ho scelto come fornitore di magliette un brand attento a questo aspetto.
Altri miei prodotti,  vengono come sapete prodotti in Italia, dove le regole su produzione e ambiente esistono e vengono vigilate.

C’è un però.

Alla base di tutta la mia nuova attività ci sono le persone.

Non è un segreto che quando aprii il blog ero senza lavoro e nemmeno che come freelance per la parte professionale che riguarda la comunicazione, io, come altri, si faccia molta fatica a farsi pagare il giusto.

E’ una battaglia al ribasso che conosco e alla quale non voglio prendere parte.

In questi articoli si parla spesso di materiali e poco, pochissimo, di SFRUTTAMENTO DEL LAVORO.

La nostra forza lavoro non fa parte dell’ampio discorso sostenibilità?

Sto studiando parecchio per far crescere l’attività. Mi sono imbattuta in diversi testi che spiegano come sia importante risparmiare alla base: comprare al meno possibile per vendere a prezzi minori o per avere ricarichi più alti.

Non lo posso fare. Piuttosto continuerò a sgolarmi per comunicare sempre meglio il valore di determinati prodotti, per vendere di più così da riuscire ad avere degli sconti sulle quantità, come già avvenuto con la Pearl bag che posso oggi vendere a un prezzo minore di appena un anno fa.

Magari mi schianterò rovinosamente e chiuderò il negozio tra sei mesi ma non farò agli altri quello che non voglio venga fatto a me. Non sarò io a sottopagare le persone che diventano miei fornitori.

Ah, quasi dimenticavo:  le magliette sono sì prodotte con basso impatto ambientale ma sono anche fair trade, rispettano quindi i giusti standard di salario per le persone che le producono.

Tralasciando il lusso, quando pensiamo costa troppo, non è invece che non siamo stati pagati abbastanza?

A me sembra un cane che si morde la coda.