Cosa faccio di mestiere – ode al blogging 23 Gennaio 2015 – Pubblicato in: The Funky Diaries

Ciao,
mi chiamo Justine e faccio la blogger.

Sono sempre stata antipatica alla matematica, problema suo, non certo mio, e per ironia della sorte, vivo di numeri. E della mia identità.

La parte sui numeri è facile: devo avere tante visualizzazioni sul sito e tanti followers sui social networks. Dare i numeri quando mi presento a un cliente e spiegargli che no, io non sono solo un numero. E qui parte la storia dell’identità.

mamas-

Le Funky Mamas dal 2009 al 2014. Ph. di Zelda was a writer.com

La chiamano brand identity: è il percepito del personaggio che ti sei creato in rete.
Questa brand identity, è la prima cosa che mi ha fatto lavorare, ma nemmeno lo sapevo.
All’inizio, con un nome fortunato, Le Funky Mamas rimane bene in testa e fa simpatia, ci siamo presentate con delle foto azzeccate, con un’iconografia che ha spiegato il nostro stile più di mille parole.

Il tempo passa, si evolve e il gusto cambia, che tradotto significa: non si può campare con la stessa foto profilo per quattro anni di seguito.
Anche la grafica del sito, il logo, i nomi delle rubriche e i contenuti stessi hanno contribuito alla formazione della nostra brand identity nel tempo, a volte bene, a volte no. Perché questo è un mestiere nuovo, si provano cose, si guarda gli altri, si guarda all’estero, si va d’intuito, ci si studia trattati di social cose…insomma, ci si prova.

Ma se ti dice bene, capirete che c’è di che esserne grati, perché non è certo come andare in miniera.

organizzo il blog e i contenuti

organizzo il blog e i contenuti

Alla fine della fiera, navigo su internet, cerco cose, ricevo cartelle stampa, scelgo quello che secondo me è Funky e lo propongo a modo mio ai lettori. E questa è una parte.

Dall’altra, documento falsamente la mia vita.
Perché falsamente? Perché non è il grande fratello.

Esempio: per il blog e i social mi servono molte foto fatte da me.
Sparo sempre due o tre foto della stessa situazione, secondo voi quale metto? Quella venuta meglio.
Quindi, se vedete su instagram mia figlia che gioca in armonia col cane, sappiate che probabilmente, un minuto prima o un minuto dopo, la scena non pubblicata è: bambina che piange perché il cane le ha rubato un giochino di gomma.

Lilou-E-lagaia
Un altro esempio è la casa che sembra in ordine. Guardate attentamente il mio account Instagram: sembra che in casa io possegga solo un divano bianco con una ghirlanda di lucine appese e un piano da lavoro in legno chiaro.
Questo perché, soprattutto dopo l’arrivo della piccolotta, sono gli unici ambienti fotografabili. Per il resto c’è il bianco e nero che nasconde le magagne, rende il disordine meno disordine, i pattern abbinati male accettabili e così via…
bianco e nero

Non vivo nella casa del mulino bianco, tanto meno in una casa pinterest. Per ora. Quando i ragazzi andranno all’università, allora, forse, con un aiuto per le pulizie…vabbeh, vabbeh.

Poi ci sono i regali, da non confondere con il cambio merci, perché coi prodotti non ci posso pagare l’affitto. Attendo speranzosa il ritorno del baratto.
Ma onestamente, quanto fa piacere ricevere doni? Attenzione però, non pubblico di tutti i regali che mi arrivano. Li provo, o se non sono da testare, ne scrivo e li fotografo solo ed esclusivamente se mi piacciono.
La stessa cosa vale per i blog tour, gite o vacanze che vengono regalate in cambio di un racconto: a volte ci vado, altre no.

Ma chi mi paga a me?
Le aziende e gli uffici stampa.
Per cosa esattamente?
Le cose che si possono fare sono molte.
sponsored post
La prassi più classica è stata per anni il post sponsorizzato. Se mi va di farlo, su un certo prodotto, prendo dei soldi per parlane.
Lo sponsored post è diventato però il più difficile da redigere. I lettori sono sempre più critici, per fortuna, non basta più postare due foto date da un’azienda e tradurre i pro di un prodotto. Funziona meglio se le foto sono originali e se riesci a scrivere un contenuto bello, interessante, che faccia da contorno al prodotto mettendolo comunque al centro dell’attenzione. Evviva.
Gioisco, perché sfruttare il web per applicare le più vecchie prassi pubblicitarie non è che abbia mai avuto un gran senso, o no? Famolo nuovo.

Eventi

Partecipo agli eventi, faccio live blogging, vedo gente. Ah, qui non si vede, ma mi erano appena partite le prime contrazioni. Ho partorito qualche ora dopo…

Oppure, e qui viene il bello, si possono creare progetti. Si parla con il cliente, ti dice quello di cui necessita, su che tipo di comunicazione stanno puntando, a chi si stanno rivolgendo ecc..
Da lì si fa partire il cricetino del cervello e si inventa. Può essere una collaborazione solo per i social networks, un evento offline, una serie di articoli, tutte le cose assieme. Insomma: mi piace. E mi piace farlo in gruppo, progettare in gruppo.

E’ vero anche che è capitato spesso il contrario: ho un’idea, scrivo il progetto, credo che possa interessare a tal marca e quindi la contatto.

Tutto questo non lo faccio quasi mai da sola. Lo faccio con Chiara, con Camilla (Zeldawasawriter.com), con Gaia (Vendetta Uncinetta), con le ragazze che scrivono tra queste pagine, amiche blogger e a volte con il mio compagno, ma di base, con gente che mi piace molto.

Forse non è tutto così semplice, ma mi aiuta molto pensarla così.

i'm not a blogger

ph. di Zelda was a writer.com

Perché ho scritto questo post?
Un po’ per rispondere a tutte le domande del tipo che lavoro fai? Ma guadagni ogni click? Sei pagata per ogni articolo che scrivi?

Ma più che altro, l’ho scritto perché in un periodo in cui non è poi più così figo dire faccio la blogger, in cui sembra una cosa sorpassata, sebbene in Italia non sia ancora una professione arrivata ai livelli di altri paesi,  ho da poco ritrovato la gioia di farlo.
Come tutti i lavori, anche i più belli, ad un certo punto diventano…lavori.
Sarà l’inizio dell’anno, sarà che ultimamente mi vengono idee di post che scrivo con gioia, sarà quel che sarà ma…ho l’impressione che quest’anno riuscirò ad esaudire il mio buon proposito.

Ho la grande opportunità di vivere, documentare ciò che faccio, essere me stessa e parlare di ciò che mi piace.

E’ il momento di fermarmi, ringraziare per quello che ho e darmi da fare per quello che vorrei.
Momento che andrebbe ripetuto ogni giorno, ma si fa quel che si può.

Grazie.

Ho il grande privilegio di organizzare i miei orari di lavoro conciliandoli con quelli dei miei figli.

Ho il grande privilegio di organizzare i miei orari di lavoro conciliandoli con quelli dei miei figli.